
La storia del Castello della Margarita
Una dimora che il tempo ha scelto di non dimenticare
C’è qualcosa di raro nel Castello della Margarita: la sensazione che i secoli non si siano accumulati uno sopra l’altro, ma si siano sedimentati con cura, come fanno le acque di un fiume che sa dove sta andando.
Percorrere il parco, varcare la soglia, alzare gli occhi agli affreschi… ogni gesto è anche un atto di lettura. Ogni angolo conserva un nome, una stagione, una storia.
E la storia, qui, è davvero straordinaria.

1646
Il nucleo originale del palazzo era costituito da un rifugio di caccia, composto da un paio di stanzoni e l’attigua ghiacciaia, di proprietà dei Conti Sandri Trotti di Mombasiglio.
Fu acquistato nel 1646 da Antonio Solaro, primo conte della Margarita, su suggerimento del principe Tommaso e del Cardinal Maurizio di Savoia.

1680
La dimora ha una struttura esteriormente lineare, a due piani fuori terra e due avancorpi laterali a tre piani, le cosiddette “torrette”, una verso il paese e una verso il fiume. Fu ideata dall’architetto Tosetti, che aveva collaborato al progetto di Villa della Regina a Torino.
La costruzione fu terminata da Giuseppe Maria nel 1680.
Giuseppe Maria si distinse anche nella storia militare piemontese: fu luogotenente dell’artiglieria durante l’Assedio di Torino del 1706.

1768
Giuseppe Maria commissionò il progetto del giardino a Bartolomeo Amico di Castell’Alfero, allievo di Le Nôtre, il progettista dei giardini di Versailles.
Il progetto venne in seguito ripreso e concretizzato dal conte Baldassarre Piossasco di Rivalba, nel 1768.
Illustrato in 22 tavole dipinte ad olio, non più reperibili, prevedeva ampi parterres circondati da siepi di bosso, lunghi porticati a treillage in carpino, la poissonnerie, varie fontane, giochi d’acqua, statue e un grandioso “teatro di verzura” con palcoscenico e palchi laterali di siepi di carpini.
Grande importanza rivestiva il frutteto, descritto minuziosamente dallo stesso Piossasco, esperto botanico oltre che paesaggista.
Di quel giardino restano oggi testimoni silenziosi e maestosi: un cedro del Libano e un tasso pluricentenari, un cedro Deodara dell’Himalaya, viali di tigli e ippocastani, bossi centenari.
Alberi che Piossasco piantò per consolidare le rive bonificate e che oggi definiscono l‘anima del parco, un luogo che non rivela tutto in una volta, ma si apre a poco a poco, come sanno fare le cose vere.

1792
Nato a Mondovì il 21 novembre 1792, Clemente Solaro della Margarita è il membro della famiglia che lasciò il segno più profondo nella storia italiana dell’Ottocento.
Cresciuto tra queste mura — era bambino durante l’occupazione napoleonica — percorse una carriera diplomatica di primo piano: segretario di legazione a Napoli nel 1816, ministro plenipotenziario a Madrid nel 1826, e infine Ministro degli Esteri del Regno di Sardegna sotto Carlo Alberto dal 1835 al 1847.
Cattolico fervente e conservatore convinto, condusse la politica estera sabauda negli anni più delicati del pre-Risorgimento, mantenendo un difficile equilibrio tra Francia e Austria mentre resisteva a ogni riforma costituzionale. Nel 1847 il Re fu costretto a rinunciare ai suoi servigi sotto la pressione liberale. Clemente non si ritirò: tornò in Parlamento nel 1854, dove guidò i conservatori contro Camillo Cavour — suo grande avversario intellettuale — fino al 1860.
Autore prolifico, lasciò tra le altre opere il Memorandum storico-politico (1851) e L’uomo di stato (1863-64). Il suo diario personale, cominciato a soli sette anni, è oggi un documento storico di primo piano per lo studio del Piemonte tra Restaurazione e Unità.
Indro Montanelli ne tracciò un ritratto volutamente sfumato, invitando a non cedere alle semplificazioni: la storia, anche quella di casa, è sempre più complicata di come appare.
Clemente morì a Torino il 12 novembre 1869.

1796
Dal 1796 al 1799 l’esercito napoleonico prese possesso della dimora. Clemente Solaro, ancora bambino, fu costretto a fuggire con la madre e i fratelli attraverso un passaggio segreto — uno di quei gesti che segnano per sempre chi li compie da piccolo.
Le truppe lasciarono tracce concrete del loro soggiorno: in uno dei salotti dell’appartamentino delle rose, i soldati firmarono il proprio nome, indicarono il reggimento e il periodo di permanenza direttamente su un petalo affrescato dal Vacca.
Non atti vandalici, ma qualcosa di più sottile: il bisogno di dire «io ero qui», in un tempo in cui nessuno sapeva cosa sarebbe successo domani.
Quelle firme sono ancora lì. Sono i graffiti della Storia, nella sua forma più umana — e uno degli elementi di maggiore originalità documentaria dell’intera dimora.
I Solaro rientrarono al castello subito dopo l’assedio.

Dai Solaro ai Lovera
L’ultimo Solaro della Margarita morì in giovane età, appena diciottenne, mentre era di guardia a Napoli. I genitori Carlo Alberto e Teresa decisero di lasciare la loro eredità al nipote Carlo Lovera di Castiglione, che, a sua volta non avendo eredi, la lasciò alla nipote Alessandra Lovera di Maria.
Oggi la figlia Lucia, la “Contessa Giardiniera“, accoglie i visitatori raccontando la storia del castello, delle casate nobiliari che si sono succedute nei secoli e le bellezze naturali del parco, con i suoi alberi maestosi, il ninfeo, i giochi d’acqua e le cascatelle.
Il castello è così rimasto sempre nelle mani della stessa famiglia, nelle ultime due geneazioni attraverso la linea femminile.
Quattro secoli di storia non si tramandano soltanto attraverso atti notarili e alberi genealogici. Si tramandano attraverso la conoscenza: dei luoghi, delle piante, delle stagioni, dei nomi. Lucia guida personalmente ogni visita al parco, ed è la depositaria vivente di tutto questo, non una custode distante, ma qualcuno che conosce ogni albero come si conosce un vecchio amico, e racconta la storia del castello come si racconta quella di famiglia, perché lo è.
«Vorrei che gli ospiti possano respirare l’aria di casa» è la filosofia che guida ogni visita.
Non un museo, ma una casa.
Non un monumento, ma una storia ancora in corso.
su richiesta e secondo la disponibilità
Gruppi: minimo 4 persone.
